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6 aprile: Venerdì Santo (ore 15 Celebrazione delle Passione a COLLEMAGGIO)

7 aprile: Veglia Pasquale (ore 21,30)

8 aprile: Pasqua di Resurrezione (Sante messe ore 12 e ore 20,00)

 






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comp(agire) (Scampoli d'omelia nella VI domenica del tempo rodinario B)
Scritto da don luigi maria epicoco   
Domenica 12 Febbraio 2012 11:20

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

La lebbra è malattia umiliante. La lebbra divora il corpo pezzo dopo pezzo, creando desolazione e solitudine. Le società avevano capito che il contagio era pericoloso, e così emarginavano i malati lontano dai paesi e dalla vita. Il massimo che come persone riusciamo a fare è non farci contaminare, cercare di tener lontano i problemi degli altri, i loro mali, le loro storie, pensando che tutto sia contagioso. L'indifferenza come precauzione.

Gesù mostra un itinerario totalmente contrario, e il Vangelo riporta quattro bellissimi verbi che sono l'antitesi dell'indifferenza: "ne ebbe compassione", "tese la mano", "lo toccò", "disse". C'è un coinvolgimento di Gesù totale nei confronti di questo lebbroso. E questi quattro gesti non sono divisibili. Una compassione che non tende la mano, non tocca e non rivolge la parola non serve a nessuno. Un toccare senza compassione non serve a nessuno. Un parlare senza tendere la mano è un'ipocrisia. Imparare ad essere cristiani non significa solo coltivare solo buoni sentimenti, o fare automaticamente filantropia. Significa collegare il cuore alla prassi. I sentimenti ad azioni ben precise. Significa pianificare la compassione affinchè diventi un fatto. Oppure significa riempire di umanità, di compassione un gesto che altrimenti risulterebbe solo tecnica. Gesù oggi ci mostra la completezza di amare davvero qualcuno. Solo un'amore così guarisce.

Alla fine, l'evangelista insiste nel far dire a Gesù due cose al lebbroso: "guarda di non dire niente a nessuno...ma mostrati...". Il vero annuncio cristiano è far vedere le opere che Dio ha compiuto dentro la nostra vita. Non le parole. Ciò che rende credibile il Vangelo è farlo vedere in atto dentro la nostra esistenza e non spiegarlo con parole accattivanti. Non siamo mercanti o venditori di Dio. Siamo testimoni oculari, perchè su di noi Dio ha usato compassione. Crederanno solo alla nostra vita e non ai nostri convegni.