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| In piedi a servire (Scampoli d'omelia nella V domenica del tempo ordinario B) |
| Scritto da don luigi maria epicoco |
| Domenica 05 Febbraio 2012 11:04 |
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Un delicatissimo passa parola, gesti e gratitudini attraversa il Vangelo di oggi. E' la mistura di intercessione, passione di Cristo per ciascuna persona e irresistibile risposta di gratitudine di chi ha sperimentato il Suo Amore. Questa è la storia della guarigione della suocera di Pietro, di cui il Vangelo non registra una parola ma ne racconta la gratitudine attraverso il suo "mettersi a servire". Eppure Gesù ci tiene a dire che non è venuto a liberarci dalle malattie, dai problemi, da ciò che ci affligge, ma Egli è venuto a liberarci attraverso le malattie, i problemi e le afflizioni che ci opprimono. Dio non ci salva dal dolore, ma ci salva nel dolore. Non ci toglie la crudezza della vita, ma la riempie della Sua presenza. La vera guarigione di questa donna non è quella fisica, è la guarigione di chi non si sente più sola e abbandonata in ciò che l'affligge. In questo senso si alza e passa a servire. Forse non è nemmeno un gesto fisico il suo mettersi in piedi, è la trasformazione di quella malattia in una modalità per servire gli altri magari attraverso l'offerta di quella sofferenza. In fin dei conti di qualcosaltro si sarà pure ammalata, e sarà anche morta, ma ciò che è cambiato è la libertà che ha ricevuto in ciò che l'affligge. Cristo opera così, per questo ha bisogno di andare oltre, di annunciare, di fare arrivare questo messaggio che salva anche agli altri. "Tutti ti cercano", gli dicono i discepoli. Ma lo cercano per trattenerlo. Il vero cristianesimo non trattiene mai, fa continuare l'onda d'urto di Cristo fino ai confini del mondo e della storia. «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni |



















In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.